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Orazio Gentileschi – Mosè salvato dalle acque, 1633 – Madrid, Museo Nacional del Prado

Il tema del viaggio è il leitmotiv della mostra dedicata a Orazio Gentileschi (Pisa, 1563 – Londra, 1639). La mostra mette in dialogo le opere del pittore con quelle degli artisti che incontrò durante i suoi viaggi—da Giovanni Baglione a Guido Reni, Simon Vouet, Antoon van Dyck e molti altri—offrendo così una prospettiva ricca e dinamica sulla scena artistica europea del XVII secolo.

Di origine toscana, Orazio Gentileschi lavorò in molti dei principali centri artistici italiani e nelle corti europee più importanti, spostandosi tra Roma, Genova, Francia e Inghilterra.

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Orazio Gentileschi – L’Annunciazione– Galleria Sabauda (Musei Reali – Torino)

Nel tentativo di ottenere i favori del Duca di Savoia Carlo Emanuele I, nel 1623 Orazio Gentileschi inviò a Torino un grande dipinto intitolato L’Annunciazione, un capolavoro normalmente esposto alla Galleria Sabauda (Musei Reali). Ampiamente considerato come una delle vette più alte della carriera dell’artista, quest’opera costituisce un contributo eccezionale a questa mostra temporanea, visibile a Palazzo Chiablese fino al 3 maggio 2026.

Il percorso espositivo include anche alcune opere di Artemisia Gentileschi, figlia talentuosa di Orazio. La sua vita personale, segnata da eventi dolorosi, influenzò in modo significativo la vita e la carriera del padre.

La mostra presenta oltre 40 opere ed è divisa in otto sezioni. I dipinti provengono non solo da musei torinesi, ma anche da istituzioni religiose, collezioni private e importanti musei, sia in Italia che all’estero. Tra i prestatori più prestigiosi ci sono il Louvre di Parigi, il Prado di Madrid, la Pinacoteca Vaticana e la Galleria degli Uffizi di Firenze.

Luce, grazia e colore sono le qualità che definiscono l’arte di Orazio Gentileschi, un pittore di straordinaria raffinatezza, ammirato e molto famoso durante la sua vita, al pari di contemporanei rinomati come Caravaggio, Rubens e Van Dyck.

 

Gli esordi e le influenze romane

La compostezza tardo-manierista delle sue prime opere cede gradualmente il passo ad un linguaggio più naturalistico, influenzato senza dubbio dall’incontro con Caravaggio e i suoi seguaci.

L’ambiente artistico di Roma all’inizio del XVII secolo, in cui Orazio Gentileschi lavorò, era caratterizzato sia da rivalità che da scambi stilistici tra pittori di diversa provenienza e formazione. In questo contesto, è emblematico il caso del processo di diffamazione intentato nel 1603 dal pittore romano Giovanni Baglione contro Caravaggio: Orazio e altri pittori furono coinvolti come sostenitori di quest’ultimo.

Chiamato a testimoniare, Gentileschi rivelò la sua frequentazione con Caravaggio, confermata anche dallo scambio di oggetti utili alla loro pratica artistica. Raccontò, ad esempio, di aver prestato al collega un paio di ali di scena e un saio francescano da utilizzare come modelli per le sue opere.

 

Attraverso l’Europa : alle corti di Francia e Inghilterra

Chiamato dalla regina madre Maria de’ Medici nel 1625, Orazio partì per la Francia, dove trascorse circa un anno. Della sua permanenza parigina, la mostra presenta la tela La Felicità pubblica che trionfa sui pericoli, in prestito dal Louvre, che evidenzia l’abilità dell’artista nella resa dettagliata dei tessuti.

Non sorprende, quindi, che il rinomato storico dell’arte Roberto Longhi descrisse Orazio Gentileschi come “il più meraviglioso sarto e tessitore che abbia mai lavorato tra i pittori”, lodando la sua straordinaria capacità di rendere i tessuti e i drappeggi con precisione ed eleganza, trasformando la pittura in un vero e proprio “arazzo” di luce e materia.

Antoon Van Dyck - Les Trois Fils Aînés de Charles Ier d’Angleterre - Galleria Sabauda (Musei Reali Turin)

Antoon Van Dyck – I tre figli maggiori di Charles I d’Inghilterra – Galleria Sabauda (Musei Reali – Torino)

Dalla corte francese, Orazio—giunto al culmine della sua maturità—si spostò nel 1626 alla corte di Carlo I d’Inghilterra, dove incontrò il famoso ritrattista Antoon van Dyck, già al servizio del re. Di questo periodo, la mostra presenta lo splendido ritratto realizzato dal pittore fiammingo I tre figli maggiori di Carlo I d’Inghilterra, uno dei capolavori della Galleria Sabauda di Torino.

Sempre di questo periodo è il grande dipinto Mosè salvato dalle acque (foto in alto all’inizio dell’articolo), normalmente custodito al Museo del Prado e per la prima volta esposto in Italia.

Sebbene sperasse ardentemente di tornare in Toscana, Orazio rimase a Londra fino alla sua morte, avvenuta il 7 febbraio 1639.

Se desiderate conoscere le opere in mostra e le tappe principali della parabola artistica di Orazio Gentileschi in modo semplice e coinvolgente, non esitate a prenotare la vostra visita guidata!